La scuola e l’istruzione al centro delle politiche locali

Ad oggi la scuola nel dibattito nazionale è stata poco più di un “effetto collaterale” nella gestione dell’emergenza sanitaria, sempre “in coda”, sullo sfondo a discussioni considerate “più urgenti”. Al netto di qualche iniziativa un po’ estemporanea e calata dall’alto da parte della Ministra dell’Istruzione, a volte senza né capo né coda (la proposta sui “metà a casa, metà a scuola” su tutti), e in ogni caso sganciata da una valutazione complessiva e di respiro progettuale.

La scuola e l’istruzione riteniamo dovranno essere al centro anche delle politiche locali.

In questi mesi il grande impegno di dirigenti, insegnanti, alunni e famiglie ha permesso di sopperire all’impossibilità di incontrarsi in classe; la scuola ha dimostrato in una momento così difficile una capacità di reazione straordinaria. Si è cercato di non lasciare indietro nessuno, seguendo le situazioni più marginali con sensibilità e impegno, per evitare che questi mesi acuissero disagio e disuguaglianze.

Ma se da una parte questa fase è stata gestita con grande spirito di adattamento, e con una buona dose di creatività, dall’altra dobbiamo affermare che l’educazione è innanzitutto relazione e incontro ed ora dobbiamo puntare al ritorno a scuola per il prossimo autunno e farsi trovare pronti.

Credo che dobbiamo pensare (non solo a livello locale) quali azioni sistematiche si intendono porre in essere il prossimo anno scolastico per recuperare socializzazione e apprendimento per gli studenti . Per tutti, nessuno escluso, perché in maniera differenziata il bisogno di recuperare, potenziare e consolidare abilità e conoscenze varrà per ciascuno. La didattica a distanza, pure con l’impegno straordinario degli insegnanti, non ha raggiunto tutti nello stesso modo. E comunque la qualità degli apprendimenti nella didattica a distanza ha una variabile, la partecipazione delle famiglie, tanto maggiore quanto è minore l’età dell’alunno coinvolto: ne deriva il fatto che le risposte sono profondamente diversificate, strettamente dipendenti dal capitale culturale ed economico in possesso. In altri termini, il rischio che si acuiscano le disuguaglianze educative preesistenti è grande, in assenza di un intervento massiccio e articolato di “recupero” o consolidamento.
Forse può avere senso parlare di un periodo iniziale di “raccordo”, diciamo così, tra il prima e il dopo Covid-19.
Riaffermando un’idea fondamentale di scuola, come luogo di “costruzione del collettivo” e come luogo di “decelerazione”, argine alla dittatura dell’urgenza tipica della nostra società, come scrive il pedagogista francese Philippe Meirieu.

Questa situazione ha permesso certamente di imparare a gestire strumenti informatici, utilizzando le potenzialità del web e della tecnologia. Ma se certamente è importante una accurata “media education” (anzi forse si tratta di una vera e propria emergenza democratica), dando a tutti gli strumenti per poterla effettivamente svolgere, dall’altro la scuola è anche e soprattutto quel luogo fisico, presidio di cittadinanza, dove si sperimenta condivisione, inclusione, meraviglia; uno spazio fisico dove si confrontano e si elaborano aspettative, paure, difficoltà o frustrazioni. E da questo non si può prescindere.

So che la nostra scuola ha già iniziato ad attivarsi per riprogettare il ritorno, in autunno, e l’Amministrazione comunale dovrà mettersi al servizio, senza essere “invasiva”, di questo “nuovo inizio”, in tutti i modi possibili. Ad esempio pensando – insieme alla scuola, in spirito di collaborazione – quali nuovi spazi dell’”educare” potrebbero essere messi in gioco, dalle Fonderie ai parchi ai giardini, alle spiagge, alle pinete, perché si può e si deve imparare ovunque.

Credo sia importante avviare da ora una riflessione, mettere in gioco risorse ideali, esperienze, competenze da mettere a disposizione della scuola, cercando di capire le reali esigenze per una ripartenza in sicurezza. Tenendo conto, come ha sottolineato Chiara Saraceno, anche di cosa significherà per i bambini, le bambine, i ragazzi, le ragazze la progressiva fuoruscita dal lockdown, pensando a come potremmo provvedere come comunità (Amministrazione Comunale, Terzo settore, associazioni, scuola) alle loro esigenze di socializzazione, movimento, cura.

Per questo motivo lanciamo un appello all’Amministrazione comunale, per costituire dei tavoli di confronto, e un invito a tutti coloro che vorranno dare il proprio contributo per la preparazione di un progetto a utilizzare i miei canali social o scrivere a andreabeninifollonica@gmail.com