UN PIANO PER LA RINASCITA

FOLLONICA: DALL’EMERGENZA ALLA RINASCITA

UNA PROPOSTA APERTA

 

 

È il tempo della determinazione, della follia, della concretezza, della velocità, della comunità.

L’unico modo per uscirne vivi (e speriamo migliori, ma questo lo potremmo dire solo tra un po’), e non affondare, è avere la capacità di elaborare da subito una visione che parta dall’emergenza di questi giorni ma sia capace di gettare uno sguardo più lontano per sostenere la ripresa, la rinascita. Ed occorre avere la follia e la concretezza allo stesso tempo di saper elaborare un nuovo approccio, un paradigma radicalmente nuovo rispetto a ciò a cui siamo abituati.

FOLLIA, per declinare in modo diverso la parola “innovazione”, cioè rovesciare schemi del passato, essere coraggiosi, non convenzionali. La sfida che ci aspetta è più complessa di un dopoguerra perché non ripartiamo da zero, ma da un sistema di regole che a tutti i livelli è vecchio, iperburocratizzato, lento, completamente inadeguato per affrontare il futuro che ci aspetta. Inoltre la ripartenza dovrà fare i conti con una lunga fase di transizione (la cosiddetta “convivenza con il virus” con le misure che saranno prese del “distanziamento sociale”) che durerà molti mesi, ed essa stessa avrà pesanti ricadute economiche.

Occorre un nuovo sistema di regole che consenta VELOCITA’ di azione e agilità.

COMUNITA’, mai come adesso ci stiamo redendo conto che davvero da soli non si va lontano e che ognuno deve fare la propria parte, cogliendo una sfida storica, a partire dalla Unione Europea, il Governo, il Comune/i Comuni, il terzo settore, il volontariato, le categorie economiche. 

Solidarietà, condivisione, sviluppo (dimensione sociale ed economica intrecciate profondamente l’una nell’altra).

Capacità di rovesciare schemi del passato, ragionare in modo nuovo, ribaltando schemi, modalità e approcci di “prima”. Ora servono misure straordinarie e totalmente nuove in termini di:

a) Risorse (liquidità)              b) Sistema – regole (sburocratizzazione feroce/ velocità)

I Comuni devono fare la propria parte subito, assumendosi in pieno la propria quota di responsabilità. In parallelo UE, Governo, Regione devono mettere in condizione i Comuni, concretamente e velocemente, di poter operare in sostegno e aiuto delle famiglie e delle attività produttive, garantendo risorse e riscrivendo le regole.

Molte delle misure di cui parleremo hanno bisogno di scelte che deve compiere il Governo (o che in parte ha cominciato a compiere a partire dal “Cura Italia”) e su cui i Comuni, tutti insieme, devono convergere per far sentire forte le necessità dei propri cittadini e delle amministrazioni comunali tutte, a prescindere dai colori politici (attraverso l’ANCI-Associazione Nazionale Comuni Italiani).

In questi due tempi: ora, nell’EMERGENZA (1), poi la RINASCITA (2).

 

(1) L’EMERGENZA

  • FASE 0 IMMEDIATA – Ruolo che deve svolgere già da ora l’attuale Amministrazione comunale. Ruolo di Collegamento/orientamento rispetto alle misure in atto e che verranno nei prossimi giorni dal Governo. E primo ascolto di problematiche in parte comuni in parte peculiari delle diverse attività (apertura di un tavolo con associazioni categorie produttive, operatori, sindacati e con il sistema del credito)
  • FASE 1 – attivazione di misure nell’immediato per preparare la riapertura e accompagnare i primi mesi (sopravvivenza e ripartenza)

 

GLI STRUMENTI PER I COMUNI

 

– Sospendere i vincoli del Patto di Stabilità;

– Liberare le risorse degli avanzi di amministrazione. Almeno quelli liberi (da utilizzare per spese correnti e capitale) e quelli destinati ad investimenti. I fondi vincolati rimarranno pertanto tali in funzione della fonte di finanziamento. Per Follonica parliamo di circa 1,5 milioni di euro che potrebbero essere utilizzati proprio in questa fase (ovviamente anni) di grave congelamento dell’economia. Si tratta di risorse straordinarie che vanno usate bene, proprio perché non saranno ripetibili. Nel decreto “Cura Italia” questa misura sembra essere presente, ma richiede un chiarimento sia negli intenti che nel predisporre un programma di utilizzo che preveda un doppio binario: da una parte siano i sindaci liberi di fornire risposte alla propria comunità per una parte di tali somme; dall’altra si deve prevedere un impiego che sia sinergico con le altre risorse dei Comuni e dello Stato per formare una massa critica di “Impieghi” (ad esempio un grande piano di investimenti pubblici nazionale) che produca maggiore efficacia di impatto sociale ed economico;

In questo ragionamento, forse, un ruolo marginale, per ora, potrebbe averlo il Fondo svalutazione crediti (FCDE) che, in un momento di grande crisi delle entrate potrebbe servire interamente a presidio e baluardo minimo della stabilità delle finanze dei comuni.

– Rinegoziazione dei mutui (annunciata da Cassa Depositi e Prestiti) che libererà risorse importanti per i Comuni.

– L’estensione della rimodulazione delle rate a tutti i mutui, oltre a quelli con Cassa Depositi e Presiti (un piano straordinario tra sistema bancario e pubbliche amministrazioni).

– Il taglio degli obblighi di accantonamento a copertura delle mancate riscossioni.

Prevedere fondi statali a sostegno dei bilanci dei Comuni che sono fortemente a rischio di tenuta. Noi siamo tra i comuni che considerati “ricchi”, che quindi non percepiscono NULLA dal Fondo di solidarietà nazionale per i comuni, anzi Follonica lo alimenta per circa 2,5 milioni di euro.

 

GLI STRUMENTI AI CITTADINI E ALLE IMPRESE

 

– A fronte dell’esplosione che ci sarà del disagio economico e sociale, incrementare fondi nazionali di sostegno alle famiglie, che i bilanci dei Comuni non possono reggere. Anche in una logica di sviluppo di Welfare, non solo legata alla situazione emergenziale e necessariamente assistenziale di questi primi periodi.

Sostegno straordinario gli per affitti – Per le famiglie che in seguito alle difficoltà economiche di questo periodo si trovano impossibilitate a pagare l’affitto – Fondi Regionali per i Comuni (i quali devono predisporre velocemente un bando).

Contributi a fondo perduto (liquidità) per le imprese nella fase iniziale per sostenere la ripartenza e per compensare i mancati fatturati di questo periodo di chiusura forzata.

Azzeramento degli obblighi fiscali in questi mesi. Il Governo deve consentirci di poter bloccare i pagamenti senza far saltare i bilanci dei Comuni (su imposizioni fiscali come: Imposta di Soggiorno si può valutare la non applicazione o rimodulazione per il 2020, su suoli pubblici e pubblicità tendenziali azzeramenti per un certo periodo di tempo; per la Tari, oltre la doverosa sospensione, vanno coinvolti Ato, Sei Toscana e Regione Toscana).

– La proroga delle attuali concessioni, non solo quelle dei Balneari, in scadenza.

– Protezione del nostro sistema sociale ed economico rispetto ai rischi di infiltrazioni mafiose: non è un mistero che le organizzazioni criminali trovino terreno fertile approfittando del disagio sociale e della difficoltà delle imprese, col loro comportamento predatorio.

Un piano straordinario del credito: affrontare con le banche il tema degli scoperti e dei finanziamenti, che consenta da un lato di non restare schiacciati dopo questa prima fase e dall’altro iniziare a ripartire mettendo a disposizione somme di denaro con la garanzia dello Stato, con procedure ultrasemplificate e tempi immediati.

 

(2) LA RINASCITA

FASE 2 – Impulso senza precedenti a investimenti privati e pubblici

Tavolo DELLE AZIONI e non delle chiacchiere (che vada oltre l’emergenza) con operatori, sindacati e categorie economiche. Non di confronto fine a se stesso (rischiando di impantanare ulteriormente l’azione), ma funzionale alle scelte, ciascuno per la propria parte.

Modificare l’APPROCCIO e l’ORGANIZZAZIONE della MACCHINA COMUNALE, in funzione delle necessità e delle nuove priorità. Creazione di una struttura ad hoc per reperimento finanziamenti e bandi nazionali ed europei.

Fine della logica del “Patto di Stabilità”, serve un PATTO PER LA CRESCITA.

Non solo un nuovo paradigma ma anche uno strumento per gestirlo: un “patto” tradotto in termini di legge o altro strumento di rango equivalente. Se è esistito per 15 anni il “Patto di stabilità” con tutti i suoi vincoli e cavilli, sulle spese sugli investimenti sui limiti e sui divieti, potrà ben esistere un “Patto per la crescita” che definisca gli obiettivi e le risorse di investimento; sviluppo infrastrutturale; economico e sociale; scientifico; dell’istruzione; della cultura dello sport; della SOLIDARIETA’; del LAVORO.

Un nuovo “Patto per la crescita” con un sistema di:

a)nuove regole: smantellamento burocrazia (In questo è urgente e imprescindibile un riequilbrio dei rapporti con gli organi di controllo. Oggi alcuni dicono: c’è troppa gente a controllare, poca a fare le cose. Quella del controllo e repressione -Corte dei Conti; Agenzie Nazionali: ANAC, ARERA, ecc.. – è una sovrastruttura che sicuramente ci siamo meritati, ma che non regge più nell’attuale situazione. Dicevamo che esce il decreto crescita e la Corte dei Conti scrive 44 pagine di linee guida. E’ assurdo!!)

b)nuovi incentivi fiscali

c)nuovo sistema di trasferimenti (finalizzati non all’assistenza ma agli investimenti, innovazione, sviluppo)

Applicare fino in fondo i PRINCIPI DEL FEDERALISMO FISCALE MUNICIPALE: chi paga le tasse deve vedere quelle risorse rimanere in prevalenza sul territorio, da utilizzare da parte dei sindaci eletti. Non come adesso che, in modo silente, lo Stato si è riappropriato di una parte importante dei tributi locali. l’IMU di Follonica vale circa 13 milioni di euro, ma ne rimangono sul territorio non più di 9/9,5 mln. Un esempio: tutta l l’IMU dei fabbricati produttivi va allo Stato e, non avendo noi introdotto maggiorazioni, ogni euro pagato dalle attività produttive della zona artigianale NON RIMANE sul territorio. Parliamo di circa 1 milione di euro che si aggiunge ai 2,5 mln di euro versati al fondo di solidarietà.

 

Due valutazioni trasversali per fase 1 e fase 2

a) I CONTI DEI COMUNI A RISCHIO FALLIMENTO

Nell’Italia bloccata dal Coronavirus rischiano di prosciugarsi in fretta anche le casse dei Comuni. Un effetto collaterale che finora non è emerso più di tanto, ma che rischia di avere conseguenze pesanti. Perché queste perdite di entrate sono inevitabili con le misure di contenimento che provano a rallentare la diffusione del contagio; ma colpiscono gli enti locali che insieme alle Regioni hanno un ruolo chiave nell’emergenza. Alle Regioni tocca la sfida enorme della sanità, ma ai Comuni spetta il compito altrettanto delicato di assicurare il welfare locale e la gestione delle comunità sul piano sociale-economico.

Il blocco delle loro entrate è progressivo, e promette di estendersi.

Perché la paralisi economica rende complicato immaginare di poter incassare nei prossimi mesi l’Imu e la Tari da imprese e attività commerciali fermate dall’emergenza.

Alberghi e strutture ricettive sono chiusi, ed è presto per fare ipotesi non infondate sui tempi della loro riapertura, e sul ritmo di lavoro che riusciranno a riconquistare una volta archiviato lo shock collettivo, italiano e mondiale, del lockdown. Dal punto di vista dei bilanci locali, l’assenza di turisti prosciuga l’imposta di soggiorno, che l’anno scorso ha portato alle casse locali 450 milioni.

La stasi dell’economia cancella poi i fatturati dei titolari delle insegne e ferma la pubblicità, prima voce tagliata quando i conti aziendali soffrono. E promette di fermarla a lungo. L’imposta collegata alla pubblicità, sempre nel 2019, aveva portato ai Comuni 423 milioni.

Chiusi sono anche i negozi, i bar e i ristoranti con i loro tavolini all’aperto, i mercati e di fatto tutte le attività che hanno bisogno di occupare suolo pubblico. Occupazione che si trasforma in canoni e tasse: 842 milioni di euro l’anno scorso. A questo punto, un primo riassunto porta intorno agli 1,8 miliardi le voci di entrata comunale colpite dal Coronavirus. Ma il conto, purtroppo, deve continuare.

Nell’Italia zona rossa si sono fermati anche gli asili nido, 219 milioni di entrate nel 2019, le mense (725 milioni) e il traffico di giorno in giorno più rado riduce le entrate dei parcheggi, le cui tariffe sono peraltro state sospese in molte città. L’anno scorso questa voce valeva 273 milioni. Ma soprattutto nelle strade semideserte si prosciuga anche l’introito delle sanzioni, anche perché la Polizia ha priorità assai più urgenti. E le multe valgono 1,4 miliardi all’anno.

Tutte queste cifre sono annuali, mentre la durata del blocco da Coronavirus sarà sperabilmente più limitata. Ma nessuno è oggi in grado di fare ipotesi sul calendario, e soprattutto sulle modalità della ripresa, in una recessione che farà flettere anche il flusso dell’Irpef con le sue addizionali locali.

b) DOVE SI TROVANO LE RISORSE (il ruolo IRRINUNCIABILE dell’Unione Europea)

Qui senza prendersi in giro, chi deve fare la sua parte – ed è una parte irrinunciabile – è l’Unione Europea. Se non coglie questa sfida storica, di essere comunità di popoli e non di parziali ed egoistici interessi nazionali, ha completamente fallito la sua missione, non ha più ragione di esistere.

Questo è il tema degli EUROBOND che, con una semplificazione estrema, si possono considerare soldi creati a favore degli Stati senza che il debitore sia lo stato nazionale ma la Comunità Europea nel suo complesso con la garanzia della BCE e dei paesi membri. I soldi per un grande piano di investimenti dovranno essere garantiti tramite un rapporto nuovo con la Cassa Depositi e Prestiti, che è la banca più vicina al mondo pubblico. Investimenti mediante prestiti, anticipazioni, e nuove forme di finanziamento (quale è anche il partenariato pubblico privato) a tassi agevolati non di mercato e fornendo le garanzie adeguate ai comuni che se ne avvarranno.

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